Spazio@indipendente

domenica 22 giugno 2014

Dentro la rete vaticana,diciamo stop alla pedofilia!

Da queste pagine vi ho segnalato in un post precedente di pedofilia e di come si stia radicando nella nostra cultura senza che la società stia battendo ciglio anzi....
Ebbene oggi torneremo a parlare di abusi sessuali pedofilia correlati a udite udite.....sempre il Vaticano.
Sembra che nella santa sede non si siano fatti mancare proprio nulla e continuano a venir fuori a valanga a distanza di molti anni, casi di abusi su minori conosciute e taciute dagli alti ranghi della chiesa romana.
A testimonianza vi invito a vedere un bellissimo live di TOMMIX dal titolo "mi vogliono morto live" dentro la rete vaticana che denuncia casi di abusi e anche di minacce a chi aveva denunciato...uno spaccato tragico della grave vicenda di corruzione della chiesa con  la complicità dello stato Italiano che pur sapendo tace e copre facendo si che l'ignoranza continui..
Vi invito a vedere,condividere e promuovere il video per dire no alla pedofilia


giovedì 12 giugno 2014

Il gioco più bello del mondo!

Le immagini che seguono nel video sottostante si commentano da sole,purtroppo lo scenario non cambia mai,magari varia il contesto ma il rapporto di forza è sempre uguale...."mortis tua vitas mea"
Il concetto è chiaro e ficcante,c'è chi piange e c'è ride...e chi ride difficilmente stà ad ascoltare o consolare colui che piange,anzi spesso se può lo calpesta senza alcuna pietà....ma bisogna ammettere che fà doppiamente male vedere questi presunti cristiani festeggiare smodatamente senza alcuna remore guidati dal loro leader religiosi che non spendono nemmeno una parola in favore di quelle persone che in Brasile sono morte in nome per un pallone.


Non prova vergogna questa gente?
Il signore disse  "ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?” Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.


A voi lascio le conclusioni dopo aver visto il video...preghiamo per i peccati della nostra chiesa e per i nostri fratelli Brasiliani



Vedi anche:Mondiali Brasile 2014, Mikkel Keldorf sul massacro dei meninos de rua

domenica 8 giugno 2014

Allarme Pedofilia,il silenzio dei media e governo è un ammissione di complicità e riverenza alle lobby della pedofilia

Prendo spunto da un articolo della Stampa per rilanciare l'allarme,ogni anno 100.000 bambini nel mondo
scompaiono per non fare più ritorno a casa, 1000 di questi solo in Italia.
Si cercano nei modi più disparati ma non si riesce mai a trovarli e allora dove vanno a finire?
Dietro le scomparse si celano gruppi nazionali ed internazionali di pedofili collegati a sette sataniche che usano i bambini come vittime di rituali in cui vengono inflitti alle vittime torture di ogni sorta compreso le violenze sessuali di gruppo  fino a che a rituali ultimati uccisi e smembrati.
Sembra qualcosa di lontanissimo di fantascientifico ma se ci si guarda intorno non è facile trovare centinaia di testimonianze e di video che mostrano una realtà a dir poco allucinante.
Se al suo inizio la pedofilia era un fenomeno legato più al singolo folle individuo,oggi questa aberrante pratica sembra aver fatto un salto di qualità legandosi a doppio filo ai rituali satanici per cui sono richiesti bambini in tenera età da sacrificare per ottenere le grazie del maligno,pertanto diventa molto incentivante esser pedofili.
I fatti di questi giorni ci fanno vedere che i pedofili non sono persone che agiscono in nella penombre come i lupi mannare,di nascosto per non farsi anzi stanno  in bella mostra  in luoghi insospettabili,sono insegnanti,capi scout,preti,tutta gente insospettabile che svolgono professioni per cui  affidereste i vostri  figli in tutta tranquillità....Capite la gravità della faccenda?
Il mostro oggi non è più orco oscuro che agisce nell'ombra con la bava alla bocca,il mostro oggi "nella maggior parte dei casi senza voler banalizzare"  ha un volto amico e rassicurante e ben vestito ed insospettabile ed è protetto ai massimi livelli...
Eh si amici avete capito bene sono ben protetti dal governo italiano che non risponde nemmeno alle interrogazioni parlamentari suitemi della pedofilia e dall'Unione Europea che và ben oltre.



Ciò che maggiormente mi sconvolge è il silenzio assordante dei media,gli stessi media che avrebbero dedicato speciali a non finire sul "carro armato" dei secessionisti o sul eversore che feriva il carabiniere davanti a palazzo chigi,quei media che dedicano serate e serate e serate a inutili dibattiti politici fondati sul nulla non riescono a spendere una sola parola su un  allarme sociale gravissimo che oramai stà diventando una prassi comune,in un paese omertoso come il nostro,dove voltarsi dall'altra parte è la prassi il vostro silenzio signori media sappiatelo è un concorso di colpa gravissimo..
Questa inchiesta delle Iene ormai datata vi dà un chiaro quadro dello scenario sconcertante in cui stiamo vivendo....un aberrante di questa maledetta Babilonia in cui ci tocca vivere.
Io spero veramente che si alzi un moto di sdegno,perchè la violenza contro un minore è un peccato che grida vendetta verso il cielo e sono sicuro che Dio non perdonerà...molte sicurezze nutro sugli uomini.




Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione.     "Edmund Burke"

mercoledì 4 giugno 2014

Il capo dei Gesuiti si dimette dopo essere stato incriminato per Sacrificio di bambini in messe nere

La scorsa settimana il giudice si è aggiornata per un paio di giorni dopo la ricezione della voce che il Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini ha previsto un sacrificio di un bambino per il 15 agosto 2014 nel caveau sotterraneo sotto Marie – Reine – du – Monde Cattedrale cattolica romana a Montreal, Canada. Testimoni hanno anche testimoniato che i bambini sono stati costretti a guardare i sacrifici di bambini nella cripta del castello di Caernarfon nel Galles, la catacomba seminterrata sotto l’ala ovest della scuola per indiani Mohawk a Brantford, in Canada e in vari boschetti in Francia, Olanda e Stati Uniti.
Ci sono alcune vittime più recenti di questa élite del Nono Cerchio satanico. Il soldato giamaicano e inglese Vivian Cunningham è rimasto drogato nell’ospedale di San Giorgio a Stafford Inghilterra (ph : 44 01785 257888), solo per aver fatto domande sul mandato di cattura della regina Elisabetta per il rapimento di dieci nativi. Il cittadino britannico David Compan e sua moglie sono stati avvicinati, drogati, arrestati e incarcerati nel Centro di Salute Mentale London Park Royal per la pubblicazione di un mandato di arresto per la Regina Elisabetta in una chiesa cattolica. L’arresto e il rilascio di Compan sono stati catturati in questo video.
Lo scorso ottobre a Kitchener , Ontario Canada Steve Finney stava cercando di esporre il caso del 2013 culto del Nono Cerchio satanico su 50.000 bambini nativi scomparsi che includevano accuse di sequestro per la regina Elisabetta. Finney è stato arrestato e tenuto in carcere per tre giorni senza accuse. Proteste in tutto il mondo organizzate dai ITCCS sono apparse efficaci per il rilascio di Finney e dei Compan.
L’ex residente della scuola Kamloops, William Combes, e gli altri non sono stati così fortunati. Il nativo canadese è stato portato al coma e poi è morto dopo una intervista radiofonica del 2010, dove ha parlato di aver visto la regina Elisabetta e il Principe Filippo lasciare la scuola con i suoi dieci amici e studendi di Kamloops. Il capo Louis Daniels, Harriet Nahanee, Jonny Bingo Dawson e Ricky Lavillee sono anch’essi morti per cause misteriose prima di rilasciare la loro testimonianza in programma per il processo internazionale del 2013 riguardante 50.000 bambini nativi scomparsi.
Altre prove sulle attività del Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini è stato promesso nella prossima Pubblica Informazione Bollettini dall’Ufficio del Procuratore della Corte ICLCJ. Il caso avrebbe dovuto prendere più di un anno per completare penale a causa del numero di testimoni venuta alla luce e le prove presentate finora alla corte . Per contattare funzionari della Corte internazionale di Bruxelles -mail o chiamare : hiddenfromhistory1@gmail.com , info@iclcj.com , admin@iclcj.com , 250-591-4573 , 386-323-5774

domenica 27 aprile 2014

chiesa e religione : Roncalli papa massone?

Sembra che anche all'interno della Chiesa Cattolica esistano i debunker.

L'esempio che segue nasce dalla nota polemica sul conclave del 1959, che vide l'elezione di Angelo
 Roncalli al pontificato.

Secondo la nota "Tesi Siri" , inizialmente il conclave scelse come pontefice il cardinale Siri, erede naturale
 di Pio XII. Ma gli "infiltrati" della massoneria ebraica (B'nai B'rith) lo obbligarono, tramite il cardinale
 Tisserant, a rifiutare il posto, che venne poi assegnato a Roncalli come forma di "compromesso" 
fra Siri e Montini (candidato ufficiale della massoneria ebraica). Peccato che Roncalli fosse, a sua volta,
 un massone sotto mentite spoglie.

Secondo la Chiesa più conservatrice, questa fu la fine del "vero" papato tradizionale, e fu l'inizio di una 
serie di anti-papi di stampo massonico, di cui appunto Roncalli sarebbe stato il primo rappresentante.

Il documento che segue cerca di smentire questa tesi, ammorbidendone i contorni nel classico stile di un
 debunking ante-litteram. Però, come noi sappiamo, "excusatio non petita..."

NOTA: pubblico il documento integrale, da me salvato diversi anni fa, perchè ho visto che in rete non esiste più
 (M.M.).


GIOVANNI XXIII E LA MASSONERIA

Rosario F. Esposito SSP - Già prof. negli Atenei Pontifici di Roma e Napoli

1. - Un cammino laborioso

L’argomento non riveste un’importanza primaria in questo pontificato, ma ha un certo rilievo; me ne sono
 occupato in diverse circostanze, qui sosterò su alcuni momenti particolarmente significativi ringraziando 
fin d’ora Mons. Loris F. Capovilla, il quale, come ha fatto in passato per altre questioni giovannè e, anche
 in questo caso mi è stato largo di consigli ed ha messo a mia disposizione la documentazione in suo
 possesso. L’apertura di Papa Giovanni agli altri, estesa a tutto campo, è un dato di fatto "antico e
 accettato". Lo fu anche nei confronti della Massoneria? Sostanzialmente la risposta è positiva, ma
 l’accoglimento di tale istanza non è stato privo di problematiche.

Le difficoltà nascevano dalla situazione polemica affermatasi in Italia nella seconda metà del secolo XIX 
e nei primi due decenni del XX. Il magistero di Pio IX e di Leone XIII, caldamente assimilato dalla
 popolazione cattolica, impressionò fortemente il seminarista "romano" Roncalli. Gli echi più espliciti si 
colgono nel Giornale dell’anima. Il 4 settembre 1900 scrive un’annotazione che molto probabilmente
 echeggia i rumorosi ed intemperanti preparativi della prossima solennità civile del XX Settembre, nei
 quali la Massoneria italiana, allora radicalmente e indebitamente politicizzata, s’impegnava in prima
 linea. Il seminarista esprime il suo "entusiasmo per il grande Leone XIII, a cui in questi giorni 
si rinnovano le ingiurie più incresciose, più maligne, più diaboliche. L’ora è triste, Preghiamo. Oremus 
pro Pontifice nostro Leone" (p. 82). Il riferimento al satanismo, che all’epoca era vivo nella Chiesa di tutt
i i livelli, soggiace all’esperienza roncalliana del principio del secolo. Alcuni anni dopo un cammino identico
 verrà compiuto a Roma dal giovane francescano polacco Massimiliano Kolbe, che nel 1917 fonderà la
 Milizia dell’Immacolata per rompere questo cerchio antireligioso, e promuoverà la battaglia 
antimassonica e antiebraica, ovviamente in termini di recupero spirituale di questi erranti.

Il 20 febbraio 1902 Papa Leone compiva il venticinquesimo anno di pontificato. Partecipa 
entusiasticamente alla gioia della cattolicità ed esprime fervidi: "Ah, Leone, Leone, salgano al cielo,
 fecondatrici di benedizione, di prosperità, di vittoria per te e per l’opera tua, le mie povere preghiere... 
Il Signore ti conservi, o Leone, al bene della Chiesa e della patria, alle glorie, ai trionfi di Cristo nel suo
 popolo, non cessi dal trasfondere nella tua eterea figura quel soffio potente di vita divina onde schiudi
 alle anime nostre, sitibonde di felicità, orizzonti più chiari di giustizia e di carità evangelica..." (p. 119). 
Il 29 aprile 1903 fa un chiaro riferimento implicitamente antimassonico a questa situazione dilacerata: 
in tutta la vicenda questo riferimento non sarà mai esplicitato, ma il contesto storico e l’espressione
 filologica non consentono dubbi di sorta. Edoardo VII d’Inghilterra e poco dopo Guglielmo II di Germania
 sono in visita a Roma, e saranno ricevuti anche dal Papa. Non gradisce il chiasso che si fa nella città ed
 esprime ammirazione perché il sovrano inglese contraddice l’impostazione anticlericale dominante in
 Italia, un sentimento che Leone XIII aveva manifestato più volte nei documenti e nelle allocuzioni. 
Egli scrive: "Rendendosi superiore a certe voglie tendenziose dell’anticlericalismo italiano e straniero,
 egli non si vergognò, anzi l’ebbe ad onore, di visitare e di chinarsi davanti ad un altro uomo, ad un
 povero vecchio perseguitato, ma che egli ha riconosciuto siccome più grande di sé, davanti al Papa,
 al Vicario di Gesù Cristo" (p. 128). L’8 maggio, in occasione dell’udienza pontificia dell’imperatore
 tedesco, esprime sentimenti analoghi (p. 130-131).

Tornato in diocesi, Don Roncalli toccò con mano le contraddizioni che il clima post risorgimentale
 alimentava anche nella diocesi bergamasca. A questo proposito sono eloquenti due lettere da lui rivolte
 a Mons. Domenico Spolverini, rettore del Seminario Romano, di cui era stato alunno. In quella del 13
 aprile 1912 lo ragguagliava sulla battaglia che gli anticlericali ed i laicisti promovevano contro le scuole 
cattoliche e l’insegnamento religioso nelle scuole. Don Roncalli scriveva: "È necessario star pronti alla 
battaglia per la libertà di insegnamento, poiché lo spirito del male qui più che altrove circuit quaerens 
quem devoret" (1Pt 5, 9).

Nella lettera del 23 ottobre dello stesso anno il suo radicalismo s’inasprisce ancora di più. Mons. 
Giacomo Radini Tedeschi gli affida l’incarico di redigere la lettera collettiva dell’episcopato lombardo 
contro questo movimento di laicizzazione. Al rettore romano confida: "È tutta, alla lettera, modesta
 opera del sottoscritto, e mi si fece l’onore di affidarmela perché si pensò che trattando di un argomento
 così scottante non avrei perduto la calma. Bisogna fare un po’ di tutto per salvar l’anima, e quindi fingere
 anche di aver in petto un cuore di vescovo, anzi di tutti i vescovi". Si trovò dalla parte 
dell’intransigentismo, ma ci fu qualcuno che seminò in lui quello spirito di tolleranza e di cordialità
 che avrebbe poi prodotto una mèsse lussureggiante nell’Oriente, in Francia, e sulla Cattedra di Pietro.
 Egli proseguiva: "Ebbene, Mons. Bonomelli si è protestato di non voler firmare - noto che egli non 
sapeva, credo, chi fosse l’autore - e non firmò: e fu fortuna che nessuno degli avversari se n’è accorto.
 Ella veda, a testa posata, se l’impianto fu infelice, o se vi fu esagerazione e dove. Confesso che questo
 incidente ha turbato un poco la mia ingenuità, quantunque io sappia che la lettera a Roma incontrò
 approvazioni" (1).

a) L’abiura del Comm. XC***

In primo luogo ricostruisco due dialoghi diretti e personali che hanno come piattaforma la realtà
 massonica, poi mi porterò su documentazioni più vaste e in parte più indirette.

Il Nunzio Roncalli nel 1946 s’imbatté esplicitamente nella realtà massonica, nel rapporto stabilito con il
 Comm. XC***, un personaggio italiano che aveva relazioni di alto livello a Roma e nella Parigi in cui il
 Nunzio operava. L’episodio viene reso noto per la prima volta in queste pagine. L’abituale cordialità 
del prelato contrassegnò anche quest’amicizia, l’appartenenza massonica dell’interlocutore non la turbò,
 ma agli occhi del Nunzio essa appariva come un’anomalia che era doveroso eliminare, per cui compì
 passi decisivi ordinati a raggiungere questo scopo.

Il 21 marzo 1946 il Commendatore gli scriveva:

"Eccellenza Reverendissima, Come ho avuto occasione di dirLe stamani, Sua Santità il Sommo Pontefice
 conosce quale sia il mio spirito religioso, profondamente cristiano e cattolico. Questo spirito, cui ho
 costantemente informato la mia vita e le mie azioni, tengo a confermarlo anche ora, nonostante io sia 
stato inscritto alla Massoneria molti anni fa, e mi sia reinscritto nel 1944, poiché il Gran Maestro 
dell’Ordine garantiva agli inscritti piena e assoluta libertà religiosa. Grato per la Sua ambita visita, di cui
 avrò il ricordo sempre, La prego, Eccellenza, di gradire gli atti del mio profondo e devoto ossequio e di
 dirmi, dell’Ecc.za V. devotissimo e obbligatissimo, XC***" (2).

Il dialogo proseguì e si approfondì. Il prelato bergamasco seguiva fedelmente la tradizione e la prassi
 ecclesiale dell’epoca, stabilita nel Codice di diritto canonico del 1917, che nel can. 2335 comminava la
 scomunica "simpliciter reservata" a coloro che davano il nome ad una sètta massonica che macchina 
contro la Chiesa e le legittime autorità civili. Un cattolico di vita esemplare, che frequentava la nunziatura
 ed i ministeri, a suo modo di vedere avrebbe fatto bene ad eliminare quella macchia. 
Il Commendatore si mostrò sensibile ai suggerimenti del rappresentante pontificio e maturò la decisione
 di abbandonare la Loggia. La dichiarazione che egli firmò e che il Nunzio controfirmò, porta la data del 7
 giugno 1946. La terminologia usata è quella normale dell’epoca: esprime una disapprovazione che 
risente della polemica antimassonica solidamente stabilizzatasi nella Chiesa. Questo tipo di 
contrapposizione da molto tempo è stata superata nel mondo anglosassone, mentre è persistita 
nell’ambito concreto delle situazioni venutesi a creare nei paesi latino-cattolici. Il testo dell’abiura ricalca
 gli atti omologhi effettuati in rapporto alle confessioni religiose acattoliche, mentre il personaggio non
 poteva ignorare che la Massoneria non può essere annoverata tra di esse, ma resta nell’ambito
 socioculturale e mantiene le caratteristiche dell’associazione umanitaria, filosofica e morale. Egli rigetta
 i contenuti dell’appartenenza iniziatica, senza menzionarne nessuno, perché gli abusi riguardavano 
soltanto l’opera svolta all’esterno della Loggia, in relazione al Risorgimento e soprattutto al
 post-Risorgimento, e non intaccavano l’essenza dell’Ordine. Il personaggio infatti si riferisce alla pena
 canonica oggettiva, nella quale sa di essere incorso, come anche il Nunzio gli ha ricordato. Il testo dice:

"Parigi, 7 giugno 1946. - Il sottoscritto Comm. XC***, ben conosciuto da Sua Ecc. Monsignor Angelo
 Giuseppe Roncalli, Nunzio Apostolico in Francia, confessa di essere stato inscritto per parecchi anni alla
 sètta massonica e di avervi aderito più per circostanze locali di posizione personale che per avversione
 al sentimento religioso, che ha sempre coltivato nel cuore secondo la educazione cristiana ricevuta. 
Dopo maturo consiglio, toccato dalla grazia del Signore, dichiara di ritrattare - abiurando alla
 sètta - qualunque errore in essa professato in contraddizione alla dottrina cattolica, apostolica, romana
, in cui intende vivere e morire. Dichiara di separarsi da qualunque partecipazione alla sètta medesima.
 Chiede umilmente perdono al Signore ed alla S. Chiesa l’assoluzione da ogni censura incorsa, in tutto
 secondo le disposizioni ecclesiastiche rispettive".

Nel diario del Nunzio ci sono due annotazioni: la prima è del 24 marzo 1946: "Così pure vidi il Comm. XC*
*, che mi parlò della sua Massoneria"; la seconda è del 7 giugno dello stesso anno, e si riferisce all’atto
 dell’abiura appena riportato, che viene indicata col termine più mite di rinunzia: "Visitai poi il
 Comm. XC*** recandogli e ottenendo la firma della sua rinunzia alla sètta massonica". Questo episodio
 segna il punto di maggiore distanza tra Papa Giovanni e la Massoneria (3).

b) La concordia con la scelta del barone Marsaudon

Il fatto è già noto; lo ha rivelato in diverse occasione il suo stesso protagonista, il barone Yves
 Marsaudon, nella storia del suo itinerario iniziatico (4). Il nobil’uomo riproduce il testo di un’intervista 
da lui rilasciata l’anno precedente a Jean André Faucher per il Jouvénal. In essa era detto:

"Ero molto legato a Mons. Roncalli. Mi ha ricevuto più volte alla Nunziatura, e in diverse occasioni è
 venuto nel mio domicilio di Bellevue, nella Seine-et-Oise. Quando sono stato nominato ministro 
dell’Ordine di Malta ho manifestato al Nunzio le mie perplessità a causa della mia appartenenza 
massonica. Mons. Roncalli mi ha consigliato formalmente di restare in Massoneria. (Dopo l’elevazione al
 pontificato) Mi ha ricevuto a Castel Gandolfo nella mia qualità di ministro emerito dell’Ordine di Malta, e
 mi ha dato la sua benedizione, rinnovandomi il suo incoraggiamento per un’opera di riavvicinamento tra
 le Chiese, come pure tra la Chiesa e la Massoneria di Tradizione... Le confidenze che ho ricevuto da
l buon Papa Giovanni non mi permettevano di dubitare della sua sincerità, difatti la seconda sessione
 del Concilio si è conclusa in uno spirito profondamente ecumenico. La speranza è stata immensa
 in tutto il mondo cattolico".

L’importanza di questo passo non può sfuggire. Essendomene già occupato om aòltra sede, mi limito
 all’essenziale. Papa Giovanni prese coscienza della differenza esistente tra Massoneria regolare e 
Massoneria irregolare, che nella letteratura ecclesiastica è sempre stata rigettata sdegnosamente.
 Ho domandato informazioni più precise a Mons. Capovilla, il quale mi ha trascritto un brano della lettera
 inviatagli dall’arcivescovo Mons. Bruno Heim, già Nunzio apostolico e segretario del Nunzio Roncalli a 
Parigi, attualmente residente in Svizzera. Questo prelato scrive:

"Il barone Marsaudon era membro del Consiglio Supremo a vita di una loggia di Rito Scozzese; 
era direttore di una compagnia di navigazione, andava a Messa tutte le domeniche. È stato messo a
 contatto con la Nunziatura dal P. Joseph Berteloot SJ, autore di vari libri sulla Massoneria, che ha
 riconciliato molti massoni con la Chiesa. Il Marsaudon ha reso molti servigi alla Nunziatura, senza mai
 chiedere nulla; ammetteva a metà prezzo tutti gli emigranti raccomandati da noi. Non so se il Nunzio
 sia stato più volte a casa sua, una volta comunque lo ha accompagnato. Marsaudon era ministro
 dell’Ordine di Malta e ne stava ottenendo il riconoscimento da parte del governo francese". La S. Sede
 in quegli anni portò avanti un’indagine sull’Ordine per chiarire alcune questioni. Il barone "chiese al
 Nunzio se gli consigliava di dimettersi dalla sua carica massonica. Il Nunzio avrebbe risposto: Per il
 momento direi di no, perché era evidente che poteva esercitare un’influenza positiva. Penso che fosse
 la risposta giusta in quel momento"(5).

Tra i due episodi c’è una netta diversificazione. Si sa bene quanto Papa Giovanni s’impegnasse nella
 riflessione storiografica, anche se non abbiamo argomenti sufficientemente impegnativi per 
comprendere se ne abbia fatto in relazione a questo

tema specifico, cosa che, allo stato attuale delle ricerche, sembra da escludere, mentre è certo che
 lo fece nel 1962, come vedremo al paragrafo n. 4.

2. - I rapporti con l’Unesco

Negli anni della nuziatura parigina mi sembrano degne di nota alcune affermazioni esplicite e 
circostanziate presenti nei discorsi che Mons. Roncalli rivolse all’Unesco. Egli non era un improvvisatore, 
e non poteva ignorare il collegamento esistente tra lo spirito del Palazzo di Vetro e delle sue branchie
 installate in diverse località, tra cui Parigi, e quello della Società delle Nazioni ginevrina, alla quale è 
succeduto e dalla quale ha ricevuto l’eredità poltica e carismatica. La SdN, lo si sa, fu fondata dal 
Congresso delle Massonerie Alleate, profondamente preoccupate per l’inumanità della guerra ancora in
 corso e di tutte le guerre, che esse si proponevano di cancellare dalla storia dell’umanità, alla luce delle
 ideologie dalle quali la Massoneria prendeva ispirazione e che gradatamente si è imparato, anche tra i 
cattolici, a giudicarle come discendenti dal Vangelo delle Beatitudini: Giovanni Paolo II l’ha affermato 
esplicitamente nel corso del viaggio in Francia del 1980 ed in quello del 1996, rispettivamente alla 
presenza del presidente Mitterrand e del capo del governo Juppé. Il Congresso ebbe due sessioni,
 nei mesi di gennaio e di giugno del 1917; in concreto erano ordinate a festeggiare il secondo centenario
 della fondazione della Massoneria simbolica o moderna, ma a lungo termine si proponevano la 
promozione universale della pace.

Ognuno converrà sul fatto che è molto improbabile che nelle conversazioni col Comm. XC*** 
e col Marsaudon, come pure in quelle scambiate coi governanti, i funzionari e gli intellettuali francesi,
 molti dei quali professavano apertamente laicismo e massonismo (e su di essi bisognerebbe indagare
 monograficamente), non siano stati toccati gli argomenti relativi al messaggio iniziatico che sta nella 
filigrana di questi organismi supernazionali sempre più stimati dalla S. Sede, che stabilì con essi rapporti
 diplomatici: questo dà anche molta rilevanza alle riserve ed alla diffusa diffidenza che esprimerà in
 seguito. Un fatto è indiscutibile: in questi discorsi il Nunzio Roncalli accentua la tematica della tolleranza
 religiosa e della valutazione positiva delle confessioni non-cristiane, un argomento che nelle Logge era
 costituzionalmente stabilito fin dalla loro fondazione, avvenuta nel giorno di S. Giovanni Battista 
del 1717, mentre nella Chiesa avrebbe avuto piena cittadinanza solo nel Concilio Vaticano II. Trovo
 difficle pensare che non se ne sentisse in qualche modo al corrente. Mi limito a riportare alcune schede
 tolte dal volume dei suoi ricordi parigini (6).

Il 18 giugno 1951 nella chiesa di St. Pierre de Chaillot veniva celebrata una Messa per l’apertura
 del Congresso dell’Unesco. Nell’omelia il Nunzio disse:

"Ho constatato che tra i settanta rappresentanti diplomatici, di cui solo trenta sono cattolici, i più sensibili
 alle parole del Nunzio apostolico a proposito dell’ispirazione religiosa sono gli ambasciatori presso i quali
 prevale una tradizione religiosa buddista, confuciana e maomettana. Ci sono alcuni principi elementari di
 carattere morale e religioso che costituiscono il patrimonio primordiale di tutti i popoli e sui quali si 
presuppone un’intesa condivisa su una base inevitabile di vita comune, per riuscire a giungere alla 
costruzione di un vero ordine sociale e mondiale di giustizia e di pace... L’Unesco non si occupa
 direttamente (di temi religiosi)... Il cattolico che lavora con l’Unesco e nell’Unesco, con questo minimo di
 prudenza e di discrezione suggeritogli dalla carità cristiana, col massimo rispetto della libertà e del 
pensiero altrui, ne attinge luce e vigore per dare il suo prezioso contributo al successo finale degli sforzi
 comuni" (pp. 102-103).

Nel prosieguo dell’omelia il Nunzio commentò il discorso di S. Paolo all’Areopago, accentuando un’altra
 tematica prediletta dalla Massoneria, cioè il riferimento al magistero della creazione (Dio indicato con 
l’attributo di Grande Architetto dell’Universo) e della fede anonima ed inconscia espressa dalla dedica
 del tempio al Dio ignoto (il mistero inconoscibile, ma esplicitamente professato). L’undici luglio 1951
 Mons. Roncalli pronunciò un intervento alla conferenza generale dell’Unesco. Esortò i delegati alla 
pazienza in ordine alla crescita dell’istituzione ed auspicò "la più larga cooperazione ai fini della giustizia,
 della libertà e della pace per tutti i popoli della terra, senza distinzione di razza, di lingua o di religione"
. Ribadiva ulteriormente e con forza quest’affermazione:

"Sì, senza distinzione di razza, di lingua, di religione. Se sottolineo questa posizione netta dell’Unesco,
 contenuta nell’atto costitutivo firmato a Londra nel 1945..., non è per ignorare o sottovalutare i valori 
razziali, letterari o religiosi di ogni popolo. Al contrario, è per postulare che essi vengano sempre tenuti
 in grande considerazione. L’Unesco vuol essere - diciamolo ben forte - una grande scuola di rispetto; 
ma come tale non dev’essere né cieca né sorda nei confronti dei valori fondamentali della psicologia di 
ciascun popolo, e cioè del sentimento nazionale e dello spirito religioso" (pp. 105-106).

Collegò l’opera dell’istituzione parigina con quella del Palazzo di Vetro, insistendo sulla promozione della
 pace e dell’educazione di base, ed affrontò il tema dell’attività missionaria cattolica, che apparentemente
 contraddice le istanze che il prelato era venuto esponendo. Citò un brano dell’enciclica Evangelii
praecones, che Pio XII aveva promulgato pochi giorni prima, il 2 giugno 1951, e che era dedicato
 direttamente all’argomento: "La Chiesa non si comporta come colui che, senza rispettare nulla, 
abbatte una forestra lussureggiante, la saccheggia e la manda in rovina. Ella imita piuttosto il 
giardiniere che innesta un germoglio di qualità su una pianta viva affinché produca un giorno frutti
 più saporiti e più dolci".

Un terzo intervento fu pronunciato il 12 novembre 1952, nella stessa chiesa di Chaillot, per
 l’inaugurazione dei lavori annuali dell’istituzione. Il motivo dominante fu espresso nella parola d’ordine
 dobbiamo vivere nella corrente della storia! Postulava la piena accettazione del progresso tecnologico
 e scientifico, promosso fervidamente dalla Chiesa. "I cattolici, diceva, sono abituati fin dall’infanzia a 
considerare tutti gli uomini come creature di Dio redente dal Cristo e chiamate ad un destino eterno, 
quale che sia la loro religione, la loro nazione, il colore della loro pelle; pregano per essi, li amano; non
 esiste nessun gruppo umano che più della Chiesa abbia disposizioni tanto favorevoli, larghe e profonde
 in ordine ad un’intesa internazionale" (p. 111).

La vocazione dei cattolici si collega intimamente con quella dei laici: tutti gli uomini di buona volontà
 condividono la vocazione che Gesù ha espresso nel discorso della montagna: "Voi siete la luce del
 mondo, il sale della terra. Al di là di tutti i trionfi della scienza umana splende il Vangelo di Cristo, che
 contiene gli elementi della civilizzazione...". Nella ricerca delle vie pratiche e dei metodi più svariati, 
realizzata dall’Unesco, "il cattolico porterà col concorso dei suoi consigli e della sua attività pratica,
 questa saggezza, questo vigore, questa stagionatura, in una parola, il sale della terra che mantiene la
 vivacità, il sapore, che preserva dalla corruzione, ed assicura la perpetuità e la squisita bontà de
successo" (pp. 112, 113).

3. - Le presunte iniziazioni massoniche di Papa Giovanni

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. L’accusa di iscrizione massonica da molto tempo è stata lanciata
 contro dignitari ecclesiastici, con l’intento di infangarli, nell’epoca in cui tale iscrizione veniva considerata
 un bollo d’infamia. Il caso più clamoroso è quello di Pio IX: si voleva scoraggiare la stagione liberale che
 egli aveva inaugurato liberando i prigionieri politici dello Stato Pontificio ed annunciando un pontificato 
aperto alla cultura, ai valori ed alle aspirazioni delle masse. L’iniziazione fu localizzata in tempi e luoghi 
diversi, ed ovviamente l’una elideva l’altra, perché in Massoneria non può essercene che una sola, come
 accade per l’iniziazione cristiana del battesimo. Tutto era chiaramente inventato (7). La cosa è stata 
presto dimenticata, come è accaduto anche per le presunte iniziazioni massoniche di Giovanni XXIII.

a) "Le profezie di Papa Giovanni"

Nel 1976 Pier Carpi, uno scrittore parmense di storia e di fumetti neri, regista di un film su Cagliostro e di 
uno tratto dal suo stesso romanzo Un povero Cristo, pubblicò un libro intitolato Le profezie di Papa
 Giovanni che sta tra il saggio e la fiction. Mi sono meravigliato di quest’ultima pubblicazione, perché per
 esperienza diretta lo ritengo persona retta e coscienziosa. Egli è stato iscritto alla Massoneria, e l’area
 che ha scelto per implicare Papa Giovanni, ignoro se "motu proprio" oppure fondandosi su fonti altrui,
 è senza dubbio la più affine alla tematica del caso. Infatti questa associazione, della quale la Massoneria
 moderna ha assimilato il messaggio condensandolo nel XVIII grado del Rito Scozzese Antico e Accettato
, presenta l’aspetto più "cattolico" di tutte le tradizioni iniziatiche. Senonché l’implicazione di Mons.
 Roncalli non ha alcun fondamento. L’autore fa diverse affermazioni molto gravi, puntualmente smentite
 dai fatti e dai testimoni. Scrive che all’epoca della permanenza nei Balcani Mons. Roncalli nel 1935, 
in una loggia di Istanbul accedette all’iniziazione della società segreta dei Rosa+Croce.

Il XVIII grado della Massoneria moderna si riallaccia ad essa: è interamente fondato sul concetto che la
 passione e la morte del Cristo (la croce) sono inseparabili dalla sua risurrezione (la rosa piantata 
all’intersecazione dei due bracci), l’agape del Giovedì Santo e l’Ultima Cena fanno parte dell’iniziazione,
 le virtù teologali ne costituiscono la piattaforma e sono intimamente connesse col trinomio libertà, 
uguaglianza, fraternità, gli ornamenti, le catechesi, le insegne, i gesti compiuti sono inquadrati in questo
 iter che si propone di coniugare la mistica con la sociologia, il saluto-auspicio finale è mutuato dalla
 liturgia cattolica: Pax vobiscum! (8).

Mons. Capovilla intervenne ripetutamente per smentire quest’affermazione. Nell’Osservatore romano
 del 15-16 novembre 1976, p. 2, veniva pubblicata la dichiarazione che il prelato aveva reso all’agenzia
 Asca, denunciando i criteri interni ed il lessico dell’opera, e documentando che "sulla scorta dell’Agenda,
 per fortuna conservata del Registro delle Messe del Delegato apostolico in Bulgaria, e poi in Turchia 
ed in Grecia, posso facilmente ricostruire, giorno dopo giorno, l’intero calendario del 1935, anno da
 cui prende le mosse il racconto del Carpi. Da questo Registro si desumono i nomi di tutte le persone
 avvicinate, dei luoghi visitati, degli incontri religiosi e pastorali, culturali e protocollari presieduti o 
presenziati". Il Carpi indica poi come luogo dell’iniziazione, o forse dell’aumento di grado, la città di
 Mesembria, che è invece quella, da secoli scomparsa, il cui titolo era stato attribuito a Mons. Roncalli
 all’atto della sua consacrazione episcopale.

Mons. Capovilla, allora prelato del Santuario di Loreto, ricorda che il 6 dicembre 1961 Papa Giovanni
 "rinvenendo tra i moltissimi messaggi di augurio giuntigli a seguito della grave crisi che aveva messo
 in pericolo la sua vita a fine novembre, il telegramma di una Loggia Massonica, segnalò di sua mano
 questo criterio alla Segreteria di Stato: Complimenti cortesi, si ringrazino. Ma niente compromissioni con
 Massoneria e simili. Appare qui evidente quanto egli fosse tutt’altro che incline a facili accostamenti,
 persistendo pur sempre le gravi riserve circa la natura, i metodi e i fini delle società segrete".

Il 23 dicembre del medesimo 1976 Mons. Capovilla pubblicava nell’Osservatore romano (p. 2) un bilancio
 globale della questione diviso nove punti, che riassumo schematicamente:

1: l’insistenza su questa iniziazione offende la memoria del Pontefice. - 2: l’intervento precedente,
 pubblicato nell’Oss. romano, costituiva da parte mia uno stretto dovere, anche come esecutore
 testamentario del Pontefice. - 3: ribadendo i dettagli non rispondenti al vero, si effettua una calunnia
 nel confronti dell’augusto defunto. - 4: si afferma che Papa Giovanni prese come nome Johannes e si
 dànno circostanze inventate. Un rappresentante pontificio non sarebbe mai caduto in una incongruenza
 così madornale rispetto al dispositivo del Codice di diritto canonico. - 5: si chiariscono ulteriormente i 
contenuti del can. 2335 del Codice di diritto canonico. - 6: i testi addotti come "profezie" non trovano
 nessun riscontro nelle opere di Papa Giovanni, cioè: Giornale dell’anima, Lettere ai familiari, e Discorsi ,
 messaggi colloqui, pubblicati in più volumi. - 7: i registri e i diari della Delegazione apostolica consentono
 di ricostruire tutto il calendario del 1935; testimoni giunti dalla Turchia sono in grado di documentare
 l’infondatezza di tutta la vicenda. - 8: la dizione precisa del titolo di Mons. Roncalli, dopo il ministero
 svolto in Bulgaria è: Delegato apostolico in Turchia e Grecia, arcivescovo titolare di Mesembria, 
amministratore apostolico dei cattolici di rito latino residenti a Istanbul. - 9: lo stile profetico di Papa
 Giovanni è questo: "Terra e cielo saranno rinnovati, ciò è ben sicuro, ma occorrerà anzitutto il trionfo
 della giustizia, ottenuto con la nostra vita immacolata e intatta, e con l’educazione di un grande spirito
 di pace tra noi. Oh, che grazia, lo spirito di pace tra noi!...".

b) La "Preghiera dei massoni"

L’8 luglio dell’anno scorso il Gran Segretario della Gran Loggia d’Argentina, Alberto M. Pelàez, inviava al
 suo pari grado di Pal. Giustiniani, Giuseppe Malignano Stuart, il testo di una Preghiera dei massoni
 (nell’originale: Oração aos Maçons rezada pelo Papa João XXIII) attribuita a Papa Giovanni, pubblicata
 nel Journal de Génève il 6 9-1966 e riportata dal Jornal do Brazil il 31-3-1981. Il G. M., avv. Virgilio Gaito,
 mi domandava un parere che mi affrettai a dare in senso assolutamente negativo, domandando nel
 contempo ulteriori lumi a Mons. Capovilla.

La falsità del documento salta immediatamente agli occhi: l’orante non dimostra alcuna dimestichezza
 non dico con la teologia cattolica, ma nemmeno coi primi elementi della dottrina cristiana. Dal punto di
 vista massonico la falsità è altrettanto evidente: non si dà nessun riferimento di cancelleria vaticana
 (e questo lo si comprende) o di Loggia (e questo è inammissibile); non c’è nessuna data, firma, od altra
 identificazione, si fanno affermazioni inimmaginabili, come è il caso della squadra e del compasso 
sostituiti al crocifisso, si manifesta il grossolano anacronismo del Concilio, che all’epoca in cui Papa 
Giovanni moriva non si era occupato dell’argomento chiamato in causa, ricordato comunque in termini 
assurdi. Il nome della Loggia d’origine è addirittura sgrammaticato, con singolare e plurale equivocati 
e scritti a grandi lettere gotiche: As Grande Lojas de Santa Catarina. L’attribuzione di "Grande Loggia"
 compete solo al territorio nazionale e non ad uno Stato federale o ad una regione. In ogni nazione non
 può essercene che una sola, e generalmente è nella capitale: i massonologi sanno bene tutto questo.
 Tutto è artificioso e grossolanamente inventato: sembra di essere tornati ai tempi della mistificazione
 ottocentesca di Taxil, Margiotta, Rosen, Bataille ed infausta compagnia.

Il testo della preghiera recita:

"Signore e Grande Architetto dell’Universo, noi ci umiliamo ai tuoi piedi e invochiamo il tuo perdono, 
per l’eresia che nel corso dei secoli c’impedì di riconoscere nei nostri fratelli massoni i tuoi seguaci
 prediletti. Abbiamo sempre lottato contro il libero pensiero perché ancora non avevamo capito che 
il primo dovere di una religione, come ha affermato il Concilio, consiste nel riconoscere persino il diritto
 di non credere in Dio. Stoltamente abbiamo accreditato l’idea che un simbolo della Croce potesse essere
 superiore ai tre punti che figurano una piramide. Di tutto questo ci pentiamo, Signore, e con il tuo 
perdono ti chiediamo che ci faccia sentire che un compasso sopra un nuovo altare può significare tanto
 quanto i vecchi crocifissi".

4. - L’appunto sulla "Condanna della Massoneria" (1962)

Tra le carte inedite di Papa Giovanni c’è un appunto autografo intitolato Condanna della Massoneria,
 pubblicato nell’appendice n. 115 (pp. 564-565) delle Lettere 1958-1963, edite a cura di Mons. 
Capovilla presso le Edizioni di Storia e Letteratura (Roma, 1978, pp. 609). Il testo dallo stesso Pontefice
 è datato 1962 e segue di poco la pubblicazione degli Atti del Sinodo Romano celebrato per suo ordine
 e che nell’art. 247 rinnovava le condanne espresse dalla S. Sede contro la Massoneria (9). I commentato
ri sono concordi nell’affermare che si trattava di un pronunciamento emesso come spinta d’inerzia 
rispetto alla letteratura ecclesiastica antecedente. Il P. Caprile in un’opera largamente accolta
 dall’ecclesialità italiana scrive: "Strettamente parlando non si tratta di un atto universale, essendo un 
documento relativo alla sola diocesi di Roma e sancito dal Papa in quanto vescovo dell’Urbe.
 Indubbiamente però esso ha notevole valore perché rispecchia, meglio di qualsiasi altra cosa,
 l’orientamento del Vaticano e del Papa stesso a quell’epoca" (10).

Il documento del 1962 presenta un’elencazione dei documenti pontifici avversi alla Massoneria tratta dal 
IV volume del Dictionnaire Apologétique de la foi chrétienne di Aléxandre D’Alès (Parigi, 4 voll., 
1911-1928, colonne 1129-1155). Il sottotitolo, scritto anche nel retro del foglio per due volte, in nero 
ed in rosso, dice: Condanne papali della Massoneria. Il testo integrale è il seguente:

"In meno di due secoli nove papi hanno pronunciato condanne solenni.

Clemente XII, 4 maggio (sic: 28 aprile) 1738. Encic(lica) In eminenti. Sotto parvenze di probità naturali, 
legami sospetti. Segno di perversione l’appartenervi. Nemici della sicurezza pubblica, già proscritti dai
 principi. Infatti fu proscritta dai magistrati protestanti di Olanda, 1735; di Amburgo, di Svezia e di
 Ginevra nel 1738, di Zurigo 1740, di Berna 1743. Pure proibita in Spagna, Portogallo, Italia dopo 
la parola di Clemente XII.

Benedetto XIV, 18 maggio 1751. Lettera (enciclica) Providas. Confermato il documento di Clemente XII.
 Riprovato il naturalismo, il segreto, le tendenze rivoluzionarie della M.

Clemente XIII e Pio VI. Bolla Inscrutabili divinae sapientiae, 1775, contro il filosofismo, le distruzioni
 rivoluzionarie, però senza parlare della M.

Pio VII, 13 settembre 1821. Bolla Ecclesiam a Jesu Christo: sètte segrete causa dei rovesci dell’Europa:
 ipocrisia dei carbonari che fingevano grande zelo per la Chiesa di Cristo.

Leone XII, 13 marzo 1826. Bolla Quo graviora: riproduce le tre bolle antecedenti; segnala le rovine nel 
campo degli studi con maestri di perdizione. Esorta i principi contro i cospiratori non meno nemici del 
trono e dell’altare. Prega tutti di fuggire uomini che sono tenebre della luce, luce delle tenebre.

Pio VIII, 24 maggio 1829. Encicl. Traditi humilitati nostrae. Richiama le parole degli antecessori. La
 formazione di giovani, di cui secondo san Leone Magno, la menzogna è la loro regola, Satana il loro Dio,
 la turpitudine il loro sacrificio.

Gregorio XVI, 15 agosto 1832. Enciclica Mirari vos: compara le società segrete ad una cloaca dove tutto
 si confonde quanto vi ebbe di sacrilego, di infame, di bestemmiatore nelle varie sètte ed eresie.

Pio IX. Cinque volte. Fra l’altro (allocuzione ai vescovi del 9 dicembre 1854): "Essi immaginano un diritto,
 che non ha alcun limite e che si attribuisce allo stato, che sarebbe la fonte e l’origine di ogni altro diritto"
. Altrove (lettera Ex epistola, in occasione dei funerali del maresciallo Magnon; sic: Magnan): 
"Queste sètte coalizzate formano la Sinagoga di Satana". E altrove: "Possedendo in loro mani la forza
 e l’autorità, le volgono audacemente (contro) la Chiesa di Dio al più duro servaggio. Vorrebbero, se 
fosse possibile, farla sparire dall’universo.

Leone XIII. In tutti i suoi più duro servaggio. Vorrebbero, se fosse possibile, farla sparire dall’universo"
 atti, ma specialmente nella enciclica Humanum genus, 20 aprile 1884: soprattutto qui e altrove,
 Leone XIII batte il segreto per cui la M. diviene indip(endente) dalla Chiesa e dallo Stato
 (cfr. Dizionario Apologetico di D’Alès, 95-131)" (11).

Non è il caso di impostare un discorso di aggiornamento e rettifica, che comunque riguarderebbe
 unicamente il D’Alès, già allora largamente invecchiato. Sarà sufficiente ricordare che la statistica dei 
documenti pontifici contro la Massoneria si aggira sulle tremila unità; per Pio IX, nell’opera più volte 
citata, ho elencato 150 documenti di condanna, senza tener conto dello sciame di corrispondenze che li
 accompagnarono, e che presumibilmente faranno moltiplicare per 10 questa cifra. Per Leone XIII sono 
giunto al repertorio di 2046 documenti, ma vedo che più ne cerco più ne trovo. Andrebbe ristabilita la 
distinzione tra Massoneria e Carboneria e, per quanto riguarda la prima, il termine rivoluzione 
dev’essere sostituito con quello di riforme, aggiornamento delle legislazioni, cioè promozione del
 trapasso dagli Stati assoluti a quelli democratici. Tanto la Carboneria che la Giovane Italia furono
 istituite proprio perché la Massoneria costituzionalmente rifugge dall’attività politica, ma postula solo
 quella di animazione culturale e non-violenta. In questo senso s’impone l’obbligo di segnare nella
 letteratura pontificia il punto di displuvio tra quello che i Sommi Pontefici affermano in quanto pastori
 della Chiesa e ciò che insegnano e legiferano in quanto sovrani temporali. Gli studi recenti hanno
 documentato sufficientemente questo cammino.

Il punto è questo: Papa Giovanni si proponeva di aggiungere una nuova condanna a quelle pronunciate
 dai suoi predecessori? Se la prospettiva viene individualizzata al tema specifico, sembrerebbe di sì,
 se invece il discorso viene allargato all’impostazione generale del pensiero giovanneo, la risposta è
 decisamente negativa. Molti sono infatti i punti d’orientamento espressi nell’autografo che contraddicono
 lo spirito dialogico di Papa Giovanni.

Uno dei problemi più scottanti è nell’accusa di lotta contro il Potere Temporale, che Pio IX e Leone XIII
 attribuiscono alla Massoneria, quando ormai è accertato documentariamente che risponde certamente
 al vero il fatto che il massone Garibaldi tentò più volte la conquista di Roma, ma non poté contare su una
 Massoneria che praticamente in Italia non esisteva ancora, essendo stato il Grande Oriente ristabilito 
appena nel 1859 dopo l’eclissi risalente al 1814 e dilaniato da gravi dispute, con tre Gr. O. 
(Torino, Napoli, Palermo) tra loro discordi. Altrettanto certo è che la Massoneria che veramente contava,
 cioè quella francese, di conserto con la Chiesa di quella nazione, impostò il corpo di spedizione che 
combatté contro la Repubblica Romana e lo stesso Garibaldi, e restituì Roma e gli Stati Pontifici al Papa 
e poi li presidiò fino al momento in cui Napoleone III, avendo dichiarato guerra alla Prussia, sentì il 
bisogno di disporre di questo manipolo perfettamente equipaggiato ed addestrato, e lo richiamò in 
Francia. Quando questi militari, il 4 agosto 1870, s’imbarcarono a Civitavecchia, il governo italiano sentì 
di avere via libera, non tenne nessun conto della Convenzione di stipulata con Napoleone III nel 1864, 
ed organizzò la spedizione culminata nella Breccia di Porta Pia. L’estremo ed insormontabile baluardo del
 Papa era stata la Massoneria collegata più o meno esplicitamente con la Chiesa di Francia (12).

Restiamo nella concretezza specifica. Giovanni XXIII non ha proceduto ad un atto di condanna;
 francamente il suo spirito non rendeva proponibile un fatto del genere. In questa prospettiva si colloca
 la testimonianza esplicita di Mons. Capovilla, che nella corrispondenza scambiata con me ha confermato
 ciò che nel 1979 aveva detto al P. Caprile per la prima edizione del lavoro edito in collaborazione col
 confratello Josè Antonio Ferrer Benimeli: "Non credo che intendesse procedere a una nuova condanna;
 ma desiderava conoscere a fondo la questione. Pensava certo al caute da ribadire nei contatti e in
 eventuali ‘negoziati’" (Op. cit., v. bibl., p. 61).

Credo che tutto il discorso qui fatto trovi una sintesi per il passato ed una valida prospettiva per il futuro
 nel magistero universale di Papa Giovanni e nella formulazione inequivocabile dell’enciclica Pacem in 
terris. A questo proposito bisogna tener conto della cronologia. Questa enciclica porta la data dell’11
 aprile 1963, il Pontefice spirerà nella serata del 3 giugno dello stesso anno. Come si fa a non 
considerare uno dei più incantevoli documenti del Pontificato Romano di tutti i tempi, come un atto
 testamentario?

Nell’enciclica si legge, o meglio, si stabilisce:

"Le dottrine, una volta elaborate e definite, rimangono sempre le stesse, mentre i movimenti suddetti,
 agendo nelle situazioni storiche, incessantemente evolventisi, non possono non subirne gli influssi, e
 quindi non possono non andare soggetti a mutamenti, anche profondi... Pertanto può verificarsi che un
 avvicinamento o un incontro, ieri ritenuto inopportuno o infecondo, oggi invece lo sia, lo possa divenire
 domani" (n. 55).

Quand’è che questo "oggi" s’è verificato per effettuare la svolta cattolico-massonica, passando dalle 
ostilità al dialogo? A chi compete una decisione di questo genere? Il Pontefice dà la risposta in questa 
stessa pagina:

"Da parte dei cattolici tale decisione spetta in primo luogo a coloro che vivono ed operano nei settori
 specifici in cui quei problemi si pongono, sempre tuttavia d’accordo con i principi del diritto naturale, 
con la dottrina della Chiesa, e con le direttive dell’autorità ecclesiastica" (Ivi).

A Parigi il Nunzio Roncalli applicò questa dottrina coi massoni diretti e quelli indiretti, profondamente
 legati alla fede in Dio e nell’immortalità dell’anima; in seguito accolse paternamente anche gli atei
 militanti - come il genero di Krusciov, il giornalista Agjubei - che proveniva dal mondo slavo in cui egli 
aveva operato nella sua prima missione diplomatica.

5. - Conclusione

Il rapporto tra Papa Giovanni e la Massoneria può essere delineato in tre momenti non cronologici,
 ma tematici, definiti in termini abbastanza chiari:

1) Rifiuto. Ha la sua espressione di maggiore rilievo nel rapporto stabilito col Comm. XC***, ricostruito
 nel paragrafo n. 1-a). Una certa diffidenza credo non sia mai scomparsa dall’orizzonte giovanneo.
 La cautela postulata nell’appunto sulle "Condanne papali della Massoneria", autorevolmente
 commentata da Mons. Capovilla (cfr. nota 10) ritengo di poterla riportare a questa categoria (13).

2) Tolleranza. È evidente nel rapporto col barone Marsaudon. Il richiamo alla benevolenza nutrita 
nei confronti di tutte le componenti della società rientra in questo settore; se si tiene nel dovuto conto
 l’accoglienza riservata ai rappresentanti dell’ateismo comunista, questa benevolenza raggiunge un 
coefficiente estremamente elevato, perché la Massoneria costituzionalmente professa fede in Dio e
 nell’immortalità dell’anima, perciò è composta esclusivamente e tassativamente di credenti. Per quanto 
è possibile ragionare sulla documentazione finora disponibile, mi sembra lecito dubitare che questa 
constatazione nella Chiesa sia stata effettuata durante il pontificato giovanneo.

3) Concordia implicita. In attesa di studi che rilevino in molti documenti pontifici una ipotizzabile 
colleganza tra Chiesa e Massoneria, mi sembra legittimo additarla nei discorsi che il Nunzio Roncalli
 rivolse ai membri dell’Unesco a Parigi. Alla luce di questo patrimonio si potrà "leggere" tutto il messaggio
 giovanneo.

4) Il connubio ebraico-massonico. Un’adeguata attenzione dev’essere rivolta ad un argomento di 
primaria importanza, cioè la svolta che Papa Giovanni nel 1959 realizzò nella valutazione dell’ebraismo,
 facendo eliminare dalla liturgia l’espressione "perfidi giudei". È ben noto che nella polemica cattolica 
giudaismo e Massoneria sono stati considerati inscindibili e perciò accomunati nel giudizio e
 nell’esecrazione: questa parentela è innegabile, ma non nei termini iperbolici e scomposti voluti dalla 
polemica cattolica del passato. Essa dovrà essere sempre più esplicitata, e questo connubio renderà più
 praticabile il superamento dei tanti e gravi pregiudizi che ancora impediscono la riconciliazione esplicita 
della Chiesa con la Massoneria. È altrettanto noto che su questa linea il Concilio e la riflessione cattolica
 dopo Papa Giovanni hanno compiuto ulteriori passi molto impegnativi. Il magistero di Giovanni Paolo II
 in questo senso presenta una pregnanza straordinaria. Egli infatti collegò il proprio accostamento 
all’ebraismo direttamente col messaggio di Papa Giovanni: sarà sufficiente ricordare la visita che Papa
 Wojtyla compì nella Sinagoga di Roma il 13 aprile 1986, nel corso della quale, com’è sua abitudine, non
 nascose la complessità della situazione:

"L’eredità che vorrei adesso raccogliere è quella di Papa Giovanni, il quale una volta, passando
 qui - come ha ricordato il Rabbino Capo (Elio Toaff) - fece fermare la macchina per benedire la folla di
 ebrei che uscivano da questo tempio. E vorrei raccogliere l’eredità in questo momento, trovandomi non
 più all’esterno, bensì, grazie alla vostra generosa ospitalità, all’interno della Sinagoga. Questo incontro
 conclude in certo modo, dopo il pontificato di Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, un lungo periodo 
sul quale occorre non stancarsi di riflettere per trarne gli opportuni insegnamenti" (14).

Note e bibliografia

1) Ho trattato l’argomento in vari lavori e nell’articolo Giovanni XXIII e la Massoneria, "Massoneria oggi",
 organo del G. Oriente di Pal. Giustiniani, maggio-luglio 1995, 37-39. Il Giornale dell’anima di
 Giovanni XXIII è citato nell’edizione maggiore pubblicata dalle Edizioni di Storia e Letteratura
 (Roma, 1964, pp. 506). Le due lettere, che portano il n. progressivo 46 e 49, sono in: Angelo Giuseppe
 Roncalli, Fede e obbedienza. Lettere ai rettori del Seminario Romano, 1901-1959, a cura di Carlo Badalà,
 Cinisello, S. Paolo, 1997, 101, 107. Per l’analogia con il P. Kolbe, cfr. R. F. Esposito, S. Massimiliano Kolbe,
 ebrei e massoni, "Santi e massoni al servizio dell’uomo" Foggia, Bastogi, 1992, specialmente. le pp. 
195-197, 208-210.

2) Archivio di Mons. Loris F. Capovilla, Sotto il Monte Giovanni XXIII. Il Pontefice scrisse di sua mano sulla
 camicia di questo incarto: "XC***. Carte speciali".

3) Per le annotazioni di cancelleria cfr. Arch. di Sotto il Monte Giovanni XXIII, Carteggio XC***.

4) Yves Marsaudon, De l’initiation maçonnique à l’orthodoxie chrétienne, Paris, Dervy, 1965, 135-136.
 Cfr. R. F. Esposito, Le grandi concordanze tra Chiesa e Massoneria, Firenze, Nardini, 1987, 390-392.

5) Arch. di Sotto il Monte Giovanni XXIII, Carteggio Marsaudon. Nella letteratura pontificia non si è mai
 ammessa una distinzione tra Massoneria regolare e irregolare, o tra quella vigente nei paesi
 latino-cattolici e quella delle nazioni anglosassoni e protestanti. I commentatori cattolici in questo senso
 sono unanimi e recisi. Rimando a due articoli della Civiltà cattolica, che commentavano i documenti
 pontifici antichi e recenti: P. Giovanni Oreglia di S. Stefano SJ, Se la Massoneria inglese sia diversa, 
cioè migliore o peggiore delle nostre Massonerie (1884, III, 159-171); P. Giovanni Giuseppe Franco SJ, 
Riti vari della Massoneria sul suolo inglese (Ivi, 1896, III, 411-423).

6) A. G. Roncalli, Souvenirs d’un Nonce, Roma, Ed. di Storia e Letteratura, 1963, pp. 278. Per le altre 
citazioni dò soltanto il numero della pagina. Il conte Léon De Poncins pubblicò gli Atti delle due sessioni 
del Congresso parigino denunciando l’indole massonica della Società delle Nazioni: La Société des
 Nations, Super-état maçonnique, Paris, Beauchesne, 1936 (l’A. nel mese di maggio del 1962 me ne offrì
 una copia autografata). Da parte massonica questa parentela è espressa in numerose opere,
 particolarmente nel saggio di Eugen Lennhoff, Il Libero Muratore, Livorno, Bastogi, 1972, che Guido De
 Ruggiero nella Critica dell’antimassone Benedetto Croce (quaderno di settembre del 1931) giudicò in
 maniera lusinghiera: Cfr. anche Le grandi concordanze tra Ch. e M. (v. la nota 4), pp. 227-274.

7) All’argomento ho dedicato un’ampia relazione su Pio IX e la Massoneria, "Atti del Io Convegno di 
ricerca storica sulla figura e sull’opera di Papa Pio IX" tenuto a Senigallia il 28-30 settembre 1973; gli
 Atti sono stati pubblicati nella città nativa del Pontefice, 1974, 191-284. Ho ripreso l’argomento nel
 saggio in Pio IX. La Chiesa in conflitto col mondo, Cinisello, EP, 1979, specialmente alle pp. 19-59.

8) Su questo argomento cfr. R. F. Esposito, La Passione e la Croce nel XVIII grado del Rito Scozzese 
Antico e Accettato, il Sovrano Principe Rosa+Croce, Atti del congr. int."La sapienza della Croce oggi"
 (Roma, Pont. Ateneo Antonianum, 1975), AA. VV., La sapienza..., Torino, LDC, vol. III, 1977, 124-142.

9) Prima Romana Synodus, Typis Polyglottis Vaticanis, 1960, p. 209. Tr. italiana: Primo Sinodo Romano,
 A. MCMLX, Città del Vaticano, 1961, pp. XVI-472.

10) Josè A. Ferrer Benimeli e Giovanni Caprile, entrambi SJ, Massoneria e Chiesa cattolica ieri, oggi e 
domani, Roma, EP, 19822, 61; R. F. Esposito, La Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, Id. 
ibid. 19785, 433, 494. Nel libro-intervista redatto da Marco Roncalli, Mons. Capovilla conferma quanto 
detto al P. Caprile: "Confermo la sostanza di quanto è asserito nel citato volume. Spiego il senso 
dell’avverbio cautamente (cfr. l’appunto del 1962 sulle condanne). La cortesia non significherà mai 
arrendevolerzza. Incontrarsi e dialogare non equivarrà mai a compromissioni e ad attenuazioni in fatto 
di condanne dalla Massoneria quale è tuttora" (M. Roncalli-Mons. Capovilla, Giovanni XXIII, Cinisello, 
S. Paolo, 1994, 88).

11) Il discorso relativo ai pontificati di Pio IX e di Leone XIII, come è presentato dalla storiografia cattolica
, e dallo stesso dizionario del D’Alès, soprattutto col ricordo specifico del maresciallo Magnan, rievoca
problematiche di notevole rilevanza, che è opportuno accennare. Negli anni 1848-1870 la collaborazione
 tra Chiesa e Stato in Francia raggiunse un livello elevato, e la presenza del massonismo non rimase
 nell’implicito. Un’espressione sensibile di questo collegamento fu il soccorso da offrire del Papa nello 
spirito del gesta Dei per Francos e della Francia figlia primogenita della Chiesa. Al di là del processo che
 molti fanno alle intenzioni di Napoleone III, resta il fatto oggettivo. L’imperatore aveva fatto salire alla
 carica di Gran Maestro del G. Oriente di Francia il maresciallo Bernard-Pierre Magnan, e lo aveva
 installato anche nella carica di Capo di stato maggiore dell’Armée. La morte cristiana del personaggio, 
avvenuta nel mese di giugno del 1865, diede origine ad una manifestazione pubblica di innegabile 
significato dialogico: l’arcivescovo di Parigi, Mons. Georges Darboy, alla presenza delle massime autorità
 dello Stato celebrò le sue esequie religiose in Notre Dame. Pio IX riprovò duramente quel gesto nell’
allocuzione Multiplices inter del 25 settembre 1865, nella quale rinnovava anche la scomunica alla 
Massoneria, e solo quando l’arcivescovo nel 1870 cadde vittima della Comune, si espresse nei suoi
 confronti con vibrante ammirazione. Ho ricostruito le fasi di questo rapporto molto sofferto nel capitolo
 intitolato L’incidente ecumenico di Mons. Darboy (R. F. Esposito, Pio IX. La Chiesa in conflitto col mondo,
 cit., 156-168). Per quanto attiene la crescita della concordia tra Stato e Chiesa in Francia, soprattutto in
 rapporto all’aiuto da prestare al Papato, cfr. il mio articolo Il Io Congresso Antimassonico Internazionale
 nei documenti pontifici (Trento, 26-30 settembre 1896), "Palestra del clero", Rovigo, a. 76, n. 5-6,
 maggio-giugno 1997, 335-370.

12) Per la presenza dei massoni nel corpo di spedizione, particolarmente rilevabile tra gli ufficiali, oltre a
 quanto detto nella nota precedente, è importante la testimonianza della Civiltà cattolica
 (1865, IV, 233-242) perché contemporanea ai fatti, che non ne nega l’affermazione, anzi la ritiene
 plausibile, anche se ne attribuisce la responsabilità al Journal de Débats, che aveva mostrato stupore
 per l’intervento di Pio IX, avverso a coloro che lo difendevano a prezzo della vita. Merita poi attenzione
 uno dei classici dell’apologetica del tempo: Mons. Lorenzo de’ baroni Leoni, La Massoneria e le
 annessioni degli Stati Pontifici ossia i nemici del dominio temporale e spirituale dei Papi, Viterbo, 
Agnesotti, 3 voll., 1892-1893. L’A., ampiamente elogiato da questa rivista (1892, I, 192-198), rimprovera
 a Napoleone III e ad altri dirigenti del corpo di spedizione, tra i quali vanno ricordati il comandante in 
capo, gen. Oudinot e, probabilmente, il gen. Lamoricière, l’appartenenza massonica (il presidio era stato
 istituito dal predecessore di Luigi Napoleone, gen. Cavaignac, anch’egli alto dignitario massonico), ne
 recrimina la scarsa bellicosità ed abilità tattica e ne rigetta gli inviti rivolti al governo pontificio in ordine 
alla realizzazione delle riforme politiche e sociali. L’opera degli zuavi fu carissima ai cattolici francesi:
 S. Teresa di Lisieux nella famosa pagina della vocazione globale sognava ancora di diventare uno di loro
 (Storia di un’anima; manoscritti autobiografici, Milano, Ancora, 198822, p. 236). Sul ritiro del presidio 
francese da Roma, oltre alle opere relative al tramonto degli Stati Pontifici, cfr. Giacomo Martina SJ, 
Il discorso di Pio IX al corpo diplomatico la mattina del XX Settembre, "Riv. di storia della Chiesa in Italia",
 a. 25, 1971, 532-545; Id., Al Collegio Romano il XX Settembre 1870: dalla relazione del P. Pietro 
Ragazzini SJ, "Archivum historiae pontificiae" a. 8, 1970, 332-347; Id., La fine del Potere Temporale nella
 coscienza religiosa e nella cultura dell’epoca in Italia, Ivi, a. 9, 1971, 309-376; infine, del medesimo, 
Pio IX, 3 voll., Roma, Pont. Univ. Gregoriana, 1974, 1986, 1990.

13) In questa documentazione spesso la Massoneria viene definita "società segreta". Senza entrare nel
 merito delle ragioni che in passato consigliavano questa prassi, gradatamente abbandonata 
(nei casi-limite ne andava di mezzo la confisca dei beni e talvolta la pena capitale) ricordo che a partire
 dalla promulgazione della Costituzione questa definizione non risponde al vero, a meno che non si tratti
 di gruppi anomali ed estranei all’autenticità di quelli tradizionali ed ufficiali, che depositano i testi 
costituzionali e rituali presso i tribunali, mettono i loro indirizzi negli elenchi telefonici e le targhe
 all’ingresso delle sedi centrali, diffondono nelle edicole e con gli abbonamenti le riviste ufficiali ed 
i notiziari, ecc. La Massoneria americana poi ha sempre agito all’aperto con emblemi, divise, cortei, feste.
 Non si deve infine dimenticare che nel nuovo codice di diritto canonico (cfr. il can. 1374), la cui revisione
 fu ordinata da Giovanni XXIII all’atto dell’indizione del Concilio, la scomunica è stata eliminata.

14) Il testo è nella Civiltà cattolica, 3 maggio 1986, p. 271. Il Pontefice disse ancora: "Sì, ancora una
 volta, per mezzo mio, la Chiesa, con le parole del ben noto decreto (del Concilio) Nostra aetate (art. 4)
 deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni
 tempo e da chiunque; ripeto, da chiunque". Nel decimo anniversario di questa visita il Pontefice
 riceveva una delegazione di israeliti guidata dal medesimo Rabbino Capo Toaff, nel corso della quale 
diceva: "L’incontro di oggi scaturisce dal desiderio di dare forma insieme ad un futuro con caratteristiche
 nuove rispetto al passato. Il clima di sincera amicizia che si è instaurato tra noi, i sentimenti di 
sollecitudine fraterna degli uni per gli altri che ci muovono, sono i presupposti essenziali di quel processo
 di reciproca accoglienza che prepara un futuro più sereno per tutti" (Osservatore romano, 15-16 aprile
 1996, p. 11).

Rosario F. Esposito ssp